29 agosto 2011

eppure-sentire

Eccomi ordunque, di ritorno dall'eremo toscano dove per giorni ho discusso e riso a campane alterne con la suora ultrasessantenne che mi chiamava "oh bellina"...E' l'ora più bella del giorno, questa: il sole che scende oltre l'abbraccio delle dolomiti e crea quella specie di effetto nebuloso e magico sulle cime: le fa diventare profili in stile vangogh o puri disegni arcimboldiani. Hanno una vita pure loro. Appena varcato il confine Toscana- Emilia Romagna è stato come uscire da un'invisibile cupola protettiva. La tristezza dei giorni precedenti alla partenza mi ha invasa completamente, scendendo come una sorta di falsa benedizione dalla testa lungo il corpo fino ai piedi. E' stato scioccante, perchè avevo dimenticato la pesantezza di una quotidianità cosi dura a recuperare dopo la decisione di non essere più la Giò-giocattolo. Su quella collina polverosa di pietra e cotto, ho sperimentato la parabola degli uccelli dal vangelo di Matteo: "..guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono nè ammassano nei granai; eppure il Padre Vostro nei cieli li nutre" e ancora "osservate come crescono i gigli nel campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro". E ho meditato seriamente di ritirarmi a vita simile a quella della suora contro il cui cattolicesimo insensato ho combattuto fino alla fine. E' sicuro che una parte di me troverebbe esattamente lì la sua dimensione perfetta. Purtroppo un isolamento cosi fermo non si adatterebbe invece all'altra parte di me che si sta ritrovando dopo essersi persa nella proiezione del cinismo estero. Io sono fatta per amare: sembrerebbe una frase da B-movie, ma è cosi. La consapevolezza di una forza che va oltre il semplice "mettersucasaefarfigli" tipica della strada persa del nostro tempo: Si tratta forse più del recupero di una dignità dimenticata da secoli, sputtanata da donne sottomesse ai canoni di una civiltà volta alla mera riproduzione, di altri esseri omologati e di modelli soffocanti che ci identificano in ruoli anzichè in anime. E questo non vale solo per le donne "normali" (mi si passi il termine nella consapevolezza della sua banalità e inutilità), delle persone "normali". Ovunque mi giro il mio vedere senza occhi è colmo di esseri perduti che preferiscono rimanere attaccati alle proprie paure conosciute per quanto catene esse siano, piuttosto che provare a combattere per qualcosa di diverso - sconosciuto si, ma diverso, più vicino al proprio vero essere. Perchè questa lontananza estrema dalla propria anima? Cosa spinge tutte queste persone a bloccarsi di fronte alla possibilità di un passo verso il proprio benessere proprio quando esso gli si presenta chiaro e nitido? Ho avuto cosi tanta paura per cosi tanto tempo, e ricordo ogni centimetro di gambe tremanti, di stomaco in gola, di occhi gonfi di lacrime. Conosco l'abitudine, la sicurezza delle cose che sappiamo, di cui non possiamo nemmeno dubitare; conosco il rumore crescente, il ronzio costante delle domande più infide che ti fanno gettare la risposta tra i cespugli della finzione pur di non dover compiere quel passo fatidico. Lo conosco cosi bene questo pantano che non mi sento di giudicare nessuno, e quasi più nemmeno di incoraggiarlo a mettere un piede dopo l'altro. Sono nata con un senso che non riesco a definire tra gli esseri che mi circondano. Un tempo mi avrebbero bruciato al rogo. E ora che ricordo, lo fecero davvero. Oggi il fuoco è dannato quanto ciò che dovrebbe purificare. E puntuale come la morte, arriva l'istante in cui si trovano a tu per tu con il rimandato e chiedono con urgenza di compiere un passo che l'eternità avrebbe nascosto per loro veci. Perchè possono aver seminato e mietuto e ammassato nei granai, ma non hanno badato a ricevere alcunchè da ciò che alcuni chiamano Padre Nostro; e hanno lavorato, filato si sono dannati alla ricerca della felicità domandandosi perchè non toccasse mai a loro essere splendidi e toccati dalla luce...ma di fronte ad un giglio in un campo non si sono fermati un istante a contemplarne la bellezza in ciò che già era, in ciò che già aveva, in ciò che già rappresentava.


A un passo da lpossibile, a un passo da te, paura di decidere, paura di me. di tutto quello che non so. di tutto quello che non ho. eppure sentire...