Ed è cosi che dopo la nostra notte, ci lascia la poetessa del buio sentire. Un vuoto per le parole di questo mondo chè sono inutilmente tante e vuote a loro volta. Abbiamo parlato con le coscienze e con gli spiriti della Natura. Forse è un pegno della gioiosa e fervida vita iniziata? Non so. Ci sono casi in cui non si deve pensare. Solo alzare la mano lentamente, in segno di saluto. Tanto o prima o dopo ci si rincontra sempre.
E' il periodo dell'anno più impegnativo l'ultimo trimestre: si fa i conti perfino con una luna in più anche se mai di troppo. Ci si affretta a raccogliere le ultime gemme, a incensare il riposo di forze letargiche. E si impara, si impara, si impara.
Ho un sacco di nuove cose da raccontare, cosi tante che alla fine paiono stupide: si, il tanto è banale a volte. Ma ci proverò. E voi tutti, dove siete finiti? La sentite quest'aria fredda chiamare insistentemente il nostro nome per entrarvi dentro? Oh i miei piedi! e le mie mani... quanti piedi e quante mani...
02 novembre 2009
07 ottobre 2009
Il giardino segreto

Io sto bene. Se smettiamo di considerare un difetto la mia natura, si, sto bene. E' come se la tigre fose stata rimessa in libertà. Una giungla sconosciuta, odori nuovi, ma istintivamente è bello. Bello non nel senso estetico. Bello nel senso di stare. Quindi, si, sto bene quanto può stare una strega della mia età. Ora ho pure un obiettivo importante che cerco di non perdere di vista per ogni meraviglia di filo d'erba che mi appare davanti. La verità è che la verità cambia. Eppure è sempre la stessa. Come un ciclo di stagioni, non so se mi spiego. Ho pace nonostante il traffico. Apro le finestre in ufficio perchè cambiare aria, anche quando è gelida al mattino, è ristoratore. E sentire i rumori che arrivano dalla strada mi sconcentra quel tanto che basta a ricordarmi la vita nella sua mobile staticità. E' possibile rischiare tutto questo? Mettere a repentaglio la scoperta, la saggezza acquisita, la pace conquistata? Credo di si. E la consapevolezza della temporaneità del tutto invece di imbarazzarmi mi solleva, come se alla fine davvero non fosse tutto sulle mie spalle, dentro la mia responsabilità. C'è una strada buia per arrivare a me. Ma ho un giardino, un giardino che come l'ottobre che viene non ha fiori di chissà quale colore o piante esotiche di paesi lontani. Però è curato e vi è il profumo del ginepro selvatico mescolato alla salvia domestica. L'ho curato io, che non sono mai stata una botanica e nemmeno bottana a dirla tutta. Vi è una panchina di legno consumato dove mi attardo a bere una tazza calda dentro un maglione di lana grossa; spettinata, senza trucchi, io come sono. A gustare l'autunno mentre scende sulle foglie, a risplendere dell'ultimo sole ormai privo di calore, a scaldarmi le mani prima della prima neve. Sicura, come il giro delle stagioni.
02 ottobre 2009
Credo sarebbe banale descrivere le sensazioni del porto. Sono immagini queste che ormai sono state talmente maneggiate che sembrano ospitare meno poesia di una borsetta a forma di automobilina vista oggi indosso ad una donna completamente griffata. Pessimo gusto, ma firmato. A me film come Il Diavolo veste Prada danno lo stesso maldistomaco di uno scherzo imbarazzante e mi impaurisco a pensare che un sacco di persone lo adorano. I Love Shopping mi sono perfino rifiutata di vederlo nonostante i film spazzatura siano il mio personalissimo humus culturale. Ne-ho-timoòre, come dice l'imitazione della Prestigiacomo. Io sono per la cura, la pulizia e l'ordine. E a volte il trasandato (non lo sporco) può starci quale diritto alla stanchezza. La perfezione tuttavia va ricercata -più che ambita- in altro. Mi chiedo ad esempio come possa Berlusconi essersi fatto fregare cosi da una ragazzina oscena come la Letizia...cioè, almeno fatti la Bellucci! Che non è comunque bella in realtà come nei video, però è di gran lunga esteticamente più sessuosa. O no? Inutile nascondersi nell'intramontabile de gustibus non disputandum est (che per quanto ora gli italiani sanno che esiste una cosa chiamata perifrastica grazie alla tim, pochi possono davvero farne l'esempio pratico). Se vuoi un buco comprati un trapano, cazzo! Il punto è che io da involontaria femminista, mi incazzo. Mi incazzo proprio perchè credo fermamente che il cambiamento debba partire prima dal soggetto e dopo dall'oggetto. E il soggetto siamo noi donne. Noi che non solo non protestiamo di fronte a un sistema, una religione, una mentalità, una cultura, una tradizione... misogene, maschiliste e assolutamente imparitarie, ma addirittura ci adattiamo. E finiamo col renderci complici dei nostri carnefici. Perchè le donne si guardano con gli occhi degli uomini? Perchè le tette grosse sono più belle di quelle piccole mentre il culo piccolo è più bello di quello grosso, quando a noi donne culo e tette dovrebbero essere tanto quanto braccia e gambe?! E' assurdo. E adesso non posso continuare perchè è arrivato il mio capo ed io sono sufficientemente anarchica fuori da questa scatola per riuscire a finire sotto corte marziale un'altra volta. checazzodimondo.
11 settembre 2009
Non ho scelto di vagare nei boschi. Ma alla fine gli animali come me finiscono sempre col tornare da dove provengono, e dove appartengono. Il fitto della giungla non mi spaventa, anzi mi attira e mi chiama e mi riconosce. Una sosrta di osmosi tra goccia e mare. E per quanto il tempo trascorra su di te, le piste cambiano ogni ora. Ho sentito quell'odore subito. Subito l'ho riconosciuto. Una sorta di estasi ti pervade quando uno dei tuoi sensi, forse il più acuto che la creatrice mi abbia concesso, arriva nella zona dei cassetti chiusi e li riapre alla rinfusa, come se stesse cercando una vecchia prova nascosta fin troppo bene anche da sè stessa, tra i calzini, tra la biancheria, e passa alla rinfusa gettando qua e là tutto ciò che dentro vi trova. Fichè la trova. Ed è uno scorcio di consapevolezza, di illuminazione, di memoria che supera le immagini e i rumori: pura essenza. Il tempo cambia le cose, ma non le cancella. O meglio, non cancella ciò che sei. Io caccio. Lo faccio per vivere. Caccio la verità, caccio gli errori, caccio le debolezze e la bellezza. Dò la caccia ai silenzi che sono solo involucri di qualcosa di prezioso, dò la caccia alla natura, all'essenza, al profondo delle cose. Io vedo. Io sento. Io ascolto. Io gusto. Io tocco. Io sento. E' quello che faccio perchè sono brava nel farlo, sono capace a farlo e nel fitto del bosco, tra un fischio di civetta e lo sfrugnare delle foglie, io mi nutro di questa stessa attività che mi nutre. Sono una cacciatrice. Cassandra lo sa.
08 settembre 2009
01 settembre 2009
Devo smettere di farmi di Dolcificante
No. Non sono tornata. In realtà non sono nemmeno mai partita. Sono scesa dalla Luna per ritrovarmi su Marte. Possibile? Eppure avevo fede nella forza di gravità del piccolo pianeta blu. Mi sento disidratata del mio buon spirito e non vi è gatorade in grado di supportare. Succede tutto insomma! Emily si sposa e rinuncia alla sua lotta contro l'ipocrisia del clero mentre la mia fede evolve in una stretta di mano col Creato; Cinzia partorisce un maschio come tradizione vuole: ora si potrà fermare chè il cognome avrà seguito. Io corro, corro di qua e di là, di sopra e di sotto e pure a destra e amanca. Corro verso ogni direzione corro. Copro le buche e tappo i buchi, dipingo le pareti che ingrigiscono dentro l'ospedale al reparto medicina perchè le bambine non ricordino l'istante per tutta la vita e fungo da spugna nel lavare i pavimenti sporchi che potrebbero crollare. Potrebbero. Modo condizionale. Se. Se + condizione, allora + conseguenza. Ma non è detto. Spolvero i guai che si adagiano sui suppellettili dell'essere ormai fin troppo esperti per credere che sia mai davvero tutto finito. Non avrai quotidianità all'indentro di me, sancisce la voce ferma e autorevole della coscienza. Le priorità continuano a cambiare sebbene la scala stia ferma. Posso gridare? Mi scusi, qual è il modulo per fare richiesta di un grido come si deve? No, non uno sbuffo. No guardi, non mi serve cantare. Io devo proprio gridare. Come non è previsto in Italia? Cioè devo andare in Spagna per urlare? Ma li ti danno multe apocalittiche perchè sorpassi un camion che va ai trenta! Figuriamoci. L'ho già lasciato il mio cerchietto chiuso in quella stazione di pUlizia. Sovviene una parolaccia, ma tanto a che serve? Ecco è tutto a che serve... a me serve, a me. Salvatemi dalle acque di un tormentato passato, infondetemi sperana nel possibile futuro... non tu, occhidelfo, non tu. Tu generi sorrisi e ne hai ben donde. Tu hai l'intelletto e la profondità, che scarseggiano ormai in ogni dove e perchè. Io ho solo un peso nel petto che viaggia di giorno in giorno togliendomi il respiro. E bolle bolle bollisce anzi come un piatto di farro al vapore. Nessuna zuppa. Nessun maneggio. Solo fermarmi un attimo. Solo smettere di udire un attimo. Un attimo. Per riuscire forse a non ripartire più.
07 agosto 2009
S'Ard
La mia terra? Io non mi sento un'esule poeta, un'anima persa senza casa. E sebbene io lasci il mio cuore in diveri luoghi, la mia casa è unica. La mia terra invece si estende nelle ere della mia vita anzichè nello spazio definito e definitivo. Perciò la mia terra è un'isola circondata dal mare e ovviamente battuta dal vento. E' arida e avara la terra, dura da battere, senza cedimenti, senza confusione se non quella che lascia alla vista dei passanti. Freme in primavera e si colora d'inverno, quando l'acqua s'innalza e batte sugli scogli, conquista le rene e minaccia i litorali. Si colora di verde come fosse colore assai raro nel fuoco dell'estate. Eppure il sole che la brucia non le toglie nulla. E' l'uomo che deve schiacciarsi al suo cospetto e curarla come un figlio per mangiarne. O come una madre, affinchè le sue greggi possano produrre cibo, vestiti e nuove generazioni. La mia terra è una donna gravida che cela la progenie nell'intimo del ventre, la protegge, la naconde dal mondo cosi com'è affinchè non se ne possa profittare chè tempo per morire lentamente ce ne sarà fin troppo. E - come una madre imminente - essa è bella, di una bellezza che non si può fermare ma solo catturare con gli occhi di un secondo, innamorandosene o perdendola per sempre. La mia terra entra dentro come se la riconoscessi, come se rivedessi la vecchia mamma dopo anni di lontananza e nell'abbraccio quasi compito si sciogliesse l'amore frenato per sopravvivere alla sua assenza. E' una vergine che corre di profumi intensi e musiche forti, di danze ridicole e mitologiche storie. Che chiude le gambe con pudore e finto sconcerto ma sogna di essere donna per amore. E' la morte veemente, che ti intriga con racconti di dirupi e grotte, di antri segreti sotto le scogliere, di onde giganti e popoli antichi; di guerre che non hanno lasciato nulla se non pietre e tratti somatici. E' la rugosa vecchia seduta, sulla seggiola bassa di paglia e legno fattale dal marito, che raccoglie i lunghi capelli canuti nel foulard nero; nera la gonna gonfia di anni dentro quelle rughe scure. E sorride al passante mentre si chiede chi sia lo straniero. E' Sa Janas che esce dalla chiesa baciando il cuore del Cristo e un sacchetto di grano sul petto, chè le fatture non si confondono sull'isola come nel continente. Questa è la mia terra. Una promessa che si mantiene senza avverarsi. E prende i sensi, li gira, li svuota, li travolge e te li restituisce. Cosi non potrai chiamarla casa. Ma terra si. Dove si piantano le radici. La mia terra.
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